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Intrappolato a Tolosa. Ovvero, un’altra vittima dell’always-on

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Intrappolato a Tolosa. Ovvero, un'altra vittima dell'always-on

Stasera mi è successa una cosa odiosa.

Una di quelle cose che ti portano a farti una serie di domande sul tuo stato di salute psichico e mentale. Sul tuo livello di stress.

Ho perso l'aereo.

Ho perso l'aereo, e sono quindi intrappolato a Tolosa, da dove 3 ore fa avrei dovuto far rotta per Parigi. Arrivo previsto a Orly: ore 21.

Attenzione. Non ho perso l'aereo per aver fatto tardi all'aeroporto…
Magari!

Ho perso l'aereo pur essendo arrivato all'aeroporto in perfetto orario.

Talmente in orario, in effetti, e così sicuro di essere in tempo per il volo, che dal gate mi sono attardato a rispondere alle ultime email di lavoro, perdendo totalmente la cognizione del tempo. Talmente tranquillo del fatto mio che, dopo aver mandato l'ultima email (noi che lavoriamo nel Web siamo always-on, eh!), sono addirittura andato alla toilette, così da affrontare il volo libero da ogni pensiero.

Così, quando mi presento al gate, esattamente alle ore 19:34, lo trovo chiuso. Secondo la carta d'imbarco, in effetti, l'imbarco terminava alle 19:20.

Il personale easyJet, ça va sans dire, è irremovibile: senza nemmeno regalarmi un sorriso di consolazione, non mi viene data altra scelta che tornare ai desk della biglietteria per (provare a) prenotare un posto su uno dei due voli residui della serata (uno per CDG, uno per Orly), ovviamente pagando una penale.

Ovviamente, i 2 voli residui "sono completamente completi" (sic).
Volo, letteralmente, al desk Air France: sì c'è ancora posto per andare a Parigi in serata! Unico dettaglio: per farlo mi servono 383 euro.
Ovviamente, rifiuto.

Torno quindi al desk easyJet: "davvero non c'è modo di infilarsi nell'aereo dell 20:50?"

"Niente da fare" mi assicurano: "è assolutamente completo".

Rifletto.

Angosciato, sull'orlo della crisi di nervi e di un tracollo da stress i miei neuroni viaggiano a 1000 all'ora. Il problema è che la scena si svolge al rallentatore.

Pregare? Mettersi a piangere? Giocarsi la carta dello zio morto e del funerale?

Niente da fare, non trovo alcuna soluzione plausibile.

Sono davvero sull'orlo del pianto.

Poi, d'un tratto mi illumino!

E, timido, propongo: "e se qualcuno perdesse l'aereo delle 20:50? Magari in tal caso potrei avere quel posto?"
Sì, in effetti, un passeggero non si è ancora presentato. Sono le ore 20:01, l'imbarco termina alle 20:20.
Mi dicono che va bene. Che se alle 20:10 quel tale non sarà ancora arrivato, potrò avere il suo posto per 75 euro.

Decido di non volerci credere. Non posso abbandonarmi a una simile pia illusione.

Eppure, non ho nient'altro a cui aggrapparmi.

Così, man mano che i minuti scorrono, la speranza comincia a sbocciarmi in seno, prima, a farsi sempre più vivida e concreta ogni secondo che passa.

In fondo, mi dico, la legge del karma vuole questo, no? Io ho perso l'aereo per pochi minuti. Ora lo perderà lui e lo prenderò io. Poi lo prenderà lui in luogo di qualcun altro e così via all'infinito.

Inizia la corsa contro il tempo. O meglio, comincia il lentissimo incedere claudicante del tempo contro di me.

20:07. Conto i secondi, preparando il sacchetto con i liquidi per il nuovo controllo di sicurezza e assicurandomi che tutto sia al proprio posto: computer fuori dalla borsa, cintura in tasca e tutto il resto.

20:08. Su consiglio dell'assistente di terra, davvero molto gentile, estraggo la carta di credito. Lei mi guarda nervosa e partecipe e, tradendo la fiducia nelle mie possibilità, avvia il terminale, fa per digitare i codici necessari. Sento la macchina che ronza, sento il rumore della ruota che gira, sento il cigolio dei cardini arrugginiti delle stelle che cominciano a sbloccarsi e a girare dalla mia parte e…

E in quel momento squilla il telefono.
Dal check-in ci avvisano solerti che l'ultimo passeggero è finalmente arrivato e l'aereo è dunque completo.

Il cuore mi si spezza. La crepa si riverbera sul volto, perfettamente visibile. L'assistente di terra quasi si scioglie in lacrime, distrutta dall'ansia e soggiogata dalla tensione.

Niente da fare. Il karma ce l'ha con me.

In definitiva, ho scelto di volare con il primo aereo disponibile domattina: rotta per CDG alle 6h25.
Il gate d'imbarco chiude alle 5:55.
La prima navetta per l'aeroporto è alle 5, dalla "Gare routiere". La navetta impiega 20 minuti, salvo traffico, per coprire il tragitto sino all'aeroporto.

In caso di traffico, dichiara il sito dei trasporti di Tolosa, i minuti arrivano a essere 45.

Ora sono in ufficio, lavoro per OverBlog, la compagnia di Tolosa che ospita il blog su cui sto scrivendo queste brevi righe.

Sono tornato qui dall'aeroporto, proprio con la navetta di cui sopra (costo 5€) per stampare la carta di imbarco in modo da avere tutto pronto, quando sarà il momento opportuno, fra qualche ora.

Sono esausto.
Cercherò di riposarmi, per come posso.
Di dormire un po'.

Ma ho il terrore di non sentire la sveglia.
Il tragitto da qui alla stazione dei pullman richiede 15/20 minuti a piedi. Con me, ho un trolley.

In ufficio c'è un letto, per questo genere di emergenze.
Andrò a stendermici vestito.
Mi sveglierò alle 4.
Alle 4:15 sarò fuori di qui.
Alle 4:35 massimo sarò alla stazione delle corriere.

Alle 5:25, se tutto va bene, starò facendo il controllo di sicurezza, per imbarcarmi verso le 5:45.

Alle 6:25 partirò.
Atterraggio previsto a Paris CDG, ore 7:55.

Auguratemi buona fortuna.

E buona notte.

Una risposta »

  1. That’s very bad. I can understand how frustrated you would be to face such a situation. Nothing else can be done in such situations; the only way is to find an alternative option to reach the destination. Hope you were able to manage the situation.

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