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Posti gattini su facebook? Potresti avere la toxoplasmosi

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Posti gattini su facebook? Potresti avere la toxoplasmosi

Fermi tutti: mi immagino già complottisti, divisioni marketing e social media manager uniti in uno stato generale di allerta. Almeno in questo caso però il termine virale sarebbe da intendere alla lettera, anche se il responsabile non è un virus ma un protozoo.

Potremmo infatti non essere noi ad amare i gatti, ma un elementare organismo che controlla il nostro cervello a esserne attratto. 

Il Toxoplasma gondii è un parassita  con cui circa il 50% della popolazione mondiale entra in contatto nell'arco della propria vita. Fa parte  insomma  della sterminata vita interiore che ospitiamo senza consapevolezza nel nostro corpo e che non necessariamente è pericolosa per la nostra sopravvivenza (sul web ricorrono allarmi e controallarmi sul pericolo di contrarre la toxoplasmosi dal contatto con le feci dei gatti).

Tuttavia, sembra che il Toxoplasma sia in grado di alterare il comportamento dell'ospite. Ad esempio, indurrebbe i topi a essere divorati dai gatti, perché solo nell'intestino di questi ultimi trova l'ambiente ideale per svilupparsi. E negli umani? Be', la faccenda si complica e diventa veramente bizzarra, soprattutto perché la possibilità di essere divorati da un gatto è molto remota. 

Diversi studi negli ultimi sessant'anni hanno associato la toxoplasmosi a una pletora di disturbi mentali per il cui elenco completo rimando all'articolo di Motherboard in fondo a questo post.

Ma qui interviene un pestifero Kevin Slavin, che in un esplosivo intervento all'Eyeo Festival nota che  il disegnatore inglese  Luis Wain (1860-1939) fu affetto da schizofrenia, e che nel mondo medico vi sono fondati sospetti che la causa di questo disturbo fu proprio il protozoo in questione, dato il comune amore di Wain e del Toxoplasma gondii per i gatti.

Ora, c'è un'altra cosa che Slavin fa notare, e qui la faccenda diventa ancora più bizzarra e getta luce su un probabile effetto del Toxoplasma: per tutta la vita Wain ritrasse sempre, maniacalmente e ossessivamente gatti.

Ricapitoliamo: Toxoplasma gondii + gatto + uomo + schizofrenia + Louis Wein + compulsione a ritrarre gatti.

La faccenda puzza di urina, è il caso di dirlo, di gatto. E qui si aggiunge per di più l'Internet, che secondo un celebre meme è come l'antico Egitto: "si scrive sui muri e si adorano i gatti".

A  questo punto, se avessi l'abitudine di postare in modo compulsivo foto, immagini animate o video di gatti sui social network, mi porrei alcune domande. Se mi occupassi di marketing, comincerei a interessarmi più alla profilazione dei protozoi che alle loro appendici umane.

Ecco il video di Slavin, un'escalation esilarante da vedere assolutamente.

Con il progredire della malattia, i gatti disegnati da Wain divennero sempre più astratti e proto-psichedelici. Qui un esemplare di gatto ormai trasfigurato in un demone tibetano.

Con il progredire della malattia, i gatti disegnati da Wain divennero sempre più astratti e proto-psichedelici. Qui un esemplare di gatto ormai trasfigurato in un demone tibetano.

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