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L’Ama e il degrado del mercato di Porta Portese

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L'Ama e il degrado del mercato di Porta Portese

Vivo a Porta Portese, proprio dietro all'eponimo mercato che, ogni benedetta domenica dalle 3 del mattino alle 14 circa, occupa un lungo tratto di via Portuense, via Ettore Rolli, via Ippolito Nievo e zone limitrofe. La monopolizzazione di queste strade, in effetti, si protrae fino alle 18 circa perché, dalle 15 in poi, l'Ama è giustamente impegnata nella pulizia di tutte le aree coinvolte dal mercato. Qui, tuttavia, casca l'asino, perché il Comune di Roma (il Municipio, o chi per loro) non ha mai ritenuto necessario estendere le operazioni di pulizia alle vie immediatamente adiacenti tra cui, fra l'altro, quella in cui io abito.

Ogni lunedì il risultato è lo stesso, lo si può vedere rappresentato in questa foto: i cassonetti di Via Giovanni da Castel Bolognese, estensivamente usati ed abusati durante le ore del mercato, tanto dagli ambulanti quanto dagli avventori, sono abbandonati al loro destino di putrida opulenza.

Talvolta, sino al martedì.

Vi lascio immaginare le conseguenze, non solo a livello di decoro urbano ma soprattutto di rischio per la salute, in giornate calde e afose come quella di ieri, in cui si sono sfiorati i 40°: sciami di mosche si aggirano festanti sopra a questo lauto, fetido e marcescente banchetto, da spartirsi unicamente con qualche disgraziato, intento a rovistarvi dentro per svoltare un pasto o qualche sozza e inutile cianfrusaglia.

A niente valgono, naturalmente, le decine e decine di segnalazioni effettuate dai residenti alla polizia municipale. A niente valgono né sono mai valse le centinaia di migliaia di proteste che, negli anni, i comitati di quartiere hanno tentato di sollevare nei confronti di una Pubblica Amministrazione totalmente sorda, inadeguata e assente, incapace di prendere in conto i reali e basilari problemi di vita quotidiana dei suoi cittadini.

Questo è solo uno fra i moltissimi disagi che il nostro quartiere è costretto a sopportare per ospitare un mercato che di storico, ormai, non ha che il nome; e che riesce a generare alcun valore se non per gli ambulanti, molti dei quali sono, a ben vedere, professionisti del lavoro nero e dello sfruttamento della manodopera straniera a basso costo.

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