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L’Ama e il degrado del mercato di Porta Portese

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L'Ama e il degrado del mercato di Porta Portese

Vivo a Porta Portese, proprio dietro all'eponimo mercato che, ogni benedetta domenica dalle 3 del mattino alle 14 circa, occupa un lungo tratto di via Portuense, via Ettore Rolli, via Ippolito Nievo e zone limitrofe. La monopolizzazione di queste strade, in effetti, si protrae fino alle 18 circa perché, dalle 15 in poi, l'Ama è giustamente impegnata nella pulizia di tutte le aree coinvolte dal mercato. Qui, tuttavia, casca l'asino, perché il Comune di Roma (il Municipio, o chi per loro) non ha mai ritenuto necessario estendere le operazioni di pulizia alle vie immediatamente adiacenti tra cui, fra l'altro, quella in cui io abito.

Ogni lunedì il risultato è lo stesso, lo si può vedere rappresentato in questa foto: i cassonetti di Via Giovanni da Castel Bolognese, estensivamente usati ed abusati durante le ore del mercato, tanto dagli ambulanti quanto dagli avventori, sono abbandonati al loro destino di putrida opulenza.

Talvolta, sino al martedì.

Vi lascio immaginare le conseguenze, non solo a livello di decoro urbano ma soprattutto di rischio per la salute, in giornate calde e afose come quella di ieri, in cui si sono sfiorati i 40°: sciami di mosche si aggirano festanti sopra a questo lauto, fetido e marcescente banchetto, da spartirsi unicamente con qualche disgraziato, intento a rovistarvi dentro per svoltare un pasto o qualche sozza e inutile cianfrusaglia.

A niente valgono, naturalmente, le decine e decine di segnalazioni effettuate dai residenti alla polizia municipale. A niente valgono né sono mai valse le centinaia di migliaia di proteste che, negli anni, i comitati di quartiere hanno tentato di sollevare nei confronti di una Pubblica Amministrazione totalmente sorda, inadeguata e assente, incapace di prendere in conto i reali e basilari problemi di vita quotidiana dei suoi cittadini.

Questo è solo uno fra i moltissimi disagi che il nostro quartiere è costretto a sopportare per ospitare un mercato che di storico, ormai, non ha che il nome; e che riesce a generare alcun valore se non per gli ambulanti, molti dei quali sono, a ben vedere, professionisti del lavoro nero e dello sfruttamento della manodopera straniera a basso costo.

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Posti gattini su facebook? Potresti avere la toxoplasmosi

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Posti gattini su facebook? Potresti avere la toxoplasmosi

Fermi tutti: mi immagino già complottisti, divisioni marketing e social media manager uniti in uno stato generale di allerta. Almeno in questo caso però il termine virale sarebbe da intendere alla lettera, anche se il responsabile non è un virus ma un protozoo.

Potremmo infatti non essere noi ad amare i gatti, ma un elementare organismo che controlla il nostro cervello a esserne attratto. 

Il Toxoplasma gondii è un parassita  con cui circa il 50% della popolazione mondiale entra in contatto nell'arco della propria vita. Fa parte  insomma  della sterminata vita interiore che ospitiamo senza consapevolezza nel nostro corpo e che non necessariamente è pericolosa per la nostra sopravvivenza (sul web ricorrono allarmi e controallarmi sul pericolo di contrarre la toxoplasmosi dal contatto con le feci dei gatti).

Tuttavia, sembra che il Toxoplasma sia in grado di alterare il comportamento dell'ospite. Ad esempio, indurrebbe i topi a essere divorati dai gatti, perché solo nell'intestino di questi ultimi trova l'ambiente ideale per svilupparsi. E negli umani? Be', la faccenda si complica e diventa veramente bizzarra, soprattutto perché la possibilità di essere divorati da un gatto è molto remota. 

Diversi studi negli ultimi sessant'anni hanno associato la toxoplasmosi a una pletora di disturbi mentali per il cui elenco completo rimando all'articolo di Motherboard in fondo a questo post.

Ma qui interviene un pestifero Kevin Slavin, che in un esplosivo intervento all'Eyeo Festival nota che  il disegnatore inglese  Luis Wain (1860-1939) fu affetto da schizofrenia, e che nel mondo medico vi sono fondati sospetti che la causa di questo disturbo fu proprio il protozoo in questione, dato il comune amore di Wain e del Toxoplasma gondii per i gatti.

Ora, c'è un'altra cosa che Slavin fa notare, e qui la faccenda diventa ancora più bizzarra e getta luce su un probabile effetto del Toxoplasma: per tutta la vita Wain ritrasse sempre, maniacalmente e ossessivamente gatti.

Ricapitoliamo: Toxoplasma gondii + gatto + uomo + schizofrenia + Louis Wein + compulsione a ritrarre gatti.

La faccenda puzza di urina, è il caso di dirlo, di gatto. E qui si aggiunge per di più l'Internet, che secondo un celebre meme è come l'antico Egitto: "si scrive sui muri e si adorano i gatti".

A  questo punto, se avessi l'abitudine di postare in modo compulsivo foto, immagini animate o video di gatti sui social network, mi porrei alcune domande. Se mi occupassi di marketing, comincerei a interessarmi più alla profilazione dei protozoi che alle loro appendici umane.

Ecco il video di Slavin, un'escalation esilarante da vedere assolutamente.

Con il progredire della malattia, i gatti disegnati da Wain divennero sempre più astratti e proto-psichedelici. Qui un esemplare di gatto ormai trasfigurato in un demone tibetano.

Con il progredire della malattia, i gatti disegnati da Wain divennero sempre più astratti e proto-psichedelici. Qui un esemplare di gatto ormai trasfigurato in un demone tibetano.

Ricomporre l’identità, curare i contenuti: evoluzioni con Overblog

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Ricomporre l'identità, curare i contenuti: evoluzioni con Overblog

Come ritrovare il centro e ricomporre la propria identità e i suoi frammenti dispersi in rete: storia di un esperimento in corso con Overblog.

Premessa: opporsi alla dispersione

Mi piace rischiare e rompere gli equilibri, perché sono convinto che ogni forma di stabilità vada superata per raggiungere un equilibrio superiore. La strada vecchia la si conosce, ma la geografia che attraversa muta in continuazione.

Per questo, negli ultimi tempi ho deciso di ripensare radicalmente la mia presenza in rete, cambiando anche gli strumenti di bordo. Così, all'inizio di quest'anno, ho deciso di separare lo spazio per le mie riflessioni personali e di più ampio respiro da quello per le mie attività professionali. È nato così questo sito, Tecnologie della Parola.

Non mi è bastato, però. La struttura del sito o del blog tradizionale sta soffrendo, si sta dimostrando inadeguata alla necessità, da un lato, di partecipare alle piazze pubbliche dei social network e, dall'altro, di mantenere un centro e di non disperdere la rappresentazione della propria identità in mille schegge

Ricomporre l'identità, curare i contenuti: evoluzioni con Overblog

Per questo, ho deciso di trasferire sul più moderno Overblog sia il mio blog Farsileggere (oggi ribattezzato Mess Age), sia la sezione degli articoli di questo sito, abbandonando del tutto o in parte il pur benemerito WordPress.

Il motivo principale di questa decisione era che, date le premesse di cui sopra, mi trovavo stretto tra i due corni del medesimo problema:

  1. Da un lato c'era (e in parte c'è) WordPress, piattaforma molto versatile che da tempo può essere utilizzata per le più varie funzioni, dall'e-commerce alla testata giornalistica; anche per questo, tuttavia, la pubblicazione quotidiana di contenuti con WordPress è diventata un processo troppo complesso rispetto al contesto odierno: gestire la formattazione, impostare i metadati, inserire la foto che comparirà nell'anteprima sono operazioni che si aggiungono alla creazione del contenuto in sé. Senza contare il maledetto plugin che, proprio nel momento della pubblicazione, può scompaginare l'intero sito.
  2. Dall'altro c'erano (e continuano a esserci) i Social Network, che spesso sono un buco nero per i contenuti: basta provare a cercare un link condiviso qualche mese fa su Facebook per capire che non è fatto per l'archiviazione o lo sviluppo di idee, o leggere le condizioni d'uso di uno qualsiasi di questi servizi per capire che siamo ospiti con sovranità molto limitata su ciò che immettiamo.

Insomma, c'era la volontà mia di curare in modo più organico i contenuti (i miei e quelli di altri), di >alleggerire il processo di pubblicazione e di ricomporre i pezzi lasciati qua e là per la rete, i commenti alle notizie, i meme, i tanti fili di discorsi da cui sarebbe potuto nascere in seguito qualcosa, o di cui volevo comunque conservare traccia. Soprattutto, volevo poter avere più potere di scelta sulla logica editoriale.

 

Blog –> Overblog

Ricomporre l'identità, curare i contenuti: evoluzioni con Overblog

Il primo effetto positivo di Overblog è stato farmi capire che non avevo bisogno di miriadi di funzioni per riprendere in mano la situazione, ma anzi di maggiore semplicità. La nuova piattaforma, che vedevo già in uso presso diversi blog (il primo a migrare fu se non erro Gilda35), offriva alcune caratteristiche molto interessanti:

  1. Un'interfaccia molto semplice che taglia molti passaggi inutili, simile a quella di Tumblr, ma che a differenza di quest'ultimo permette di articolare diversi blocchi di contenuto in un solo post (moduli di testo, di citazioni, di immagini, di video ecc.), secondo una logica di composizione che è anche più corretta dal punto di vista concettuale. Particolarmente utile è la possibilità di inserire i link con l'anteprima, in modo da rendere molto più rapida l'opera di raccolta e commento dei contenuti.
  2. La possibilità di importare i contenuti dai social network e di riportarli "in casa": quando pubblico qualcosa su Facebook o Twitter, per fare un esempio, posso decidere di farlo pubblicare anche sull'Overblog senza nemmeno passare per il pannello di amministrazione. Salvo, poi, poterlo rieditare e sviluppare in un secondo momento.
  3. L'ultima caratteristica potrebbe sembrare una questione di principio, ma non è per nulla scontata: mentre la maggior parte delle piattaforme si riserva di cambiare le condizioni d'uso in qualsiasi momento e stabilisce dei limiti sulla proprietà dei contenuti, Overblog invece dichiara in modo univoco che:

…qualsiasi testo, immagine, video che pubblichiate, di cui siate l’autore e di cui possediate i diritti, è e, soprattutto, sarà di vostra esclusiva proprietà, a prescindere da qualsiasi futura modifica che possa essere apportata a queste Condizioni d'Uso.

Dai termini di servizio di Overblog

E scusate se è poco.

Ri-prendersi cura dei contenuti: il percorso

L'uso di Overblog mi ha permesso di cominciare a sperimentare con la gestione e la cura dei contenuti, complice il confronto continuo con il disponibilissimo Paolo Mulè e il supporto tecnico molto efficiente fornito dalla squadra di Tolosa (ecco, un'altra caratteristica non di poco conto: Overblog è una piattaforma europea). Presto, pubblicherò alcuni tutorial e condividerò parte del lavoro di personalizzazione fatto.

Ma qui voglio parlare del processo, che si è articolati in tre step, compiuti quasi in contemporanea su Mess Age e su questo sito (che è ancora in fase embrionale) e che si sono ispirati in parte sull'osservazione di altri Overblog, soprattutto di Gilda35, che ritengo uno degli esperimenti più avanzati.

Fase 1: definizione della logica editoriale

Oltre a elaborare l'aspetto grafico, la mia esigenza principale era di non avere un semplice contenitore indifferenziato per tutti i post di ogni genere. Pertanto, grazie ad alcune modifiche al codice, ho adattato l'impaginazione e definito tre/quattro tipologie di contenuti:

  1. Gli articoli di approfondimento, che compaiono in home page, cioè sulla copertina del sito e che rappresentano il prodotto più raffinato;
  2. Gli appunti, che sono commenti più o meno articolati a link, o semplicemente percorsi di link e citazioni nati direttamente nel blog: grazie alla possibilità di inserire gli 'snippet' (cioè il riquadro con immagine, titolo e descrizione), l'inserimento dei link risulta molto semplificato da un lato e valorizzato dal punto di vista editoriale dall'altro;
  3. Le immagini, cioè i meme o comunque i post in cui prevale l'aspetto visivo;
  4. I contenuti dai social, che costituiscono il materiale più grezzo.

Ora, siccome le classificazioni spesso non rendono giustizia delle sottigliezze della realtà, può anche verificarsi il caso che un contenuto possa appartenere a più classi, o che, in successive revisioni, possa trasmutarsi di categoria. Ma in questo, la classica organizzazione per tag aiuta moltissimo.

Fase 2: riaggregare i frammenti

Il resto è stato molto più semplice: ogni tag e ogni canale social corrispondono a una pagina che elenca i post. Il tema che ho scelto come base per entrambi i blog – Social Board – non è stato casuale: Social Board infatti dispone i post a cascata come le tessere di un mosaico. Ciò mi ha permesso quindi di organizzar

e e riorganizzare anche visivamente i contenuti secondo logiche variabili.

Per quanto riguarda i post in ingresso dai social network, si poneva la questione di inviarli al canale più pertinente, siccome entrambi gli Overblog sono collegati agli stessi profili Google+, Facebook e Twitter: quelli riguardanti la scrittura dovevano andare in questo blog, quelli di temi più ampio a Mess Age.

Ho scoperto che le impostazioni di importazione mi permettevano di fare anche questo: ho potuto definire un tag per ogni blog da inserire direttamente nel tweet o nell post di Facebook in modo tale da deviare il contenuto verso la giusta destinazione.

Overblog riconosce infatti automaticamente gli hashtag in tutti i post sui social network, e questo mi permette ma anche di collocarli, all'interno del singolo blog, nelle sezioni che desidero.

Fase 3: le tessere cadono al loro posto

Una volta predisposta la macchina, è arrivato il momento di far cadere tutte le tessere del puzzle al loro posto. Lo spiego con un esempio.

In questo periodo seguo, tra le altre cose, il caso Datagate/Prism, sia perché lo trovo un argomento molto importante, sia per sperimentare il funzionamento della progetto editoriale per sviluppi futuri.

Sull'argomento ho scritto un articolo una settimana fa, esprimendomi sulla vicenda, e un appunto ieri. In questo lasso di tempo, sono sopraggiunte numerose novità, assieme al riemergere di diversi articoli letti in passato sul tema della privacy in rete che volevo riprendere.

E qui ho potuto constatare l'ottimo lavoro dell'Overblog, perché se avessi usato ancora WordPress o una piattaforma tradizionale, tutti questi fili sarebbero rimasti sparsi, e per ricomporre il tessuto avrei dovuto sottopormi a una faticosa opera di riscrittura e aggiornamento dei contenuti già esistenti.

Il vero valore aggiunto dall'Overblog è fornito invece dal risultato che la macchina predisposta nelle fasi precedenti restituisce. Il risultato è quindi una pagina che aggrega tutti i contenuti sull'argomento che ho pubblicato direttamente su Overblog e altrove, una pagina che si aggiorna dinamicamente e che offre una mia selezione di contenuti sull'argomento:

Ricomporre l'identità, curare i contenuti: evoluzioni con Overblog

Conclusioni provvisorie di un esperimento in corso

Quello che ho esposto è un punto di partenza, non una meta. Un esperimento che apre nuove possibilità di gestire in modo meno disumano e dispersivo i contenuti e le informazioni in rete. Di ritrovare un centro di gravità per le proprie attività in rete.

Una possibile applicazione foriera di sviluppi ulteriori: immaginiamo, ad esempio, un magazine o una testata giornalistica online, che voglia offrire copertura informativa a un argomento o a un tema di attualità. Questo modello, sviluppato, permetterebbe di aggregare in una pagina dinamica tutti i contributi della redazione anche direttamente con l'attività sui social network degli autori, che altrimenti rimarrebbe sparsa in rete.

Permetterebbe di aggregare e di offrire una selezione di contenuti senza sacrificare la possibilità di approfondimento. E, inoltre, alleggerirebbe di un grosso lavoro i redattori, che potrebbero dedicare molto più tempo alla verifica – anche successiva – delle fonti.

Forse questa potrebbe anche essere una parziale soluzione a un problema sempre più impellente per i giornali soprattutto su Facebook: attirare lettori sul proprio sito, invece di informarli direttamente dalla timeline, magari con un servizio utile di content curation sempre aggiornato piuttosto che con notizie sceme sul perché su Google si cercano i succhiotti o con trucchetti Jedi tipo "scopri cosa è successo".

Chissà se qualcuno si renderà conto che anche questa è una possibilità.

Ricomporre l'identità, curare i contenuti: evoluzioni con Overblog

Censimento 2011. Ovvero, niente è come sembra

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Avvertenza

Esimi ricercatori,

Quella che mi accingo a esporvi, in qualità di Vostro Umile Narratore, e approfittando dell'ospitalità concessami nel nonBlog dall'esimio degli esimi Giovanni Scrofani, rientra a pieno diritto nel novero di quelle incredibili storie che ogni giorno contribuiscono a rendere il nostro Paese unico, speciale e celebre nel mondo.

Sì, sto parlando proprio di quelle storie che si imprimono a caratteri cubitali nella Storia con la esse maiuscola: sto parlando delle Grandi Storie Italiane.

Si tratterà, nella fattispecie, di una storia bizzarra. Una storia – dirò di più – che forse ha dell'incredibile e che, anzi, per molti versi sfocia nel regno dell'onirico. E' bene tenere a mente una tale avvertenza, prima di accostarsi alla lettura di questo nonPost, il quale rischierebbe altrimenti di trascinarvi, stimati ricercatori, nell'abisso dell'assurdo più profondo.

Censimento 2011. Ovvero, niente è come sembra

ONtro

Come voi tutti ben saprete, quello da poco trascorso è stato, fra le altre cose, l'anno del Grande Censimento.

L'Istat ha chiamato i cittadini tutti a raccolta, per fare il punto sullo stato dello Stato, stigmatizzandone la forma attuale nello spaziotempo.

Per tracciare come si conviene le coordinate dei fatti, e tentare di rendere in parole la portata dell'evento, basti pensare che si trattava del primo censimento, dei tanti svolti dai tempi degli antichi romani, che il nostro Paese aveva l'occasione di compilare, opzionalmente, online.

"Online".

Ecco una parola apparentemente innocua, cui tutti siamo avvezzi, ma che ha il potere di aprire una sottile crepa nel nostro piccolo universo di certezze: un foro di senso da cui sembra già intravedersi uno scorcio di GSI, che ammiccante fa capolino all'orizzonte della nostra narrazione. Ma lasciamo che sia il testo vergato dall'Istat a parlare per noi:

Per compilare il questionario online hai bisogno del codice utente e della password: il codice utente è il codice fiscale del membro della famiglia cui è intestato il questionario inviato a casa, mentre la password si trova sulla prima pagina dello stesso, in basso a destra.

ISTAT

Avete capito bene, esimi ricercatori: per compilare il questionario online era necessario essere anzitutto in possesso della sua concrezione cartacea, che i prodi rilevatori dell'Istat avevano preso indefessamente a consegnare porta a porta nel corso del 2011. A patto che – si badi – non si fossero effettuati cambi di residenza successivamente al 31 dicembre 2010. Nel qual caso, l'epifania cartacea del questionario sarebbe avvenuta più tardi…

E qui, come si suol dire, casca l'asino.

Censimento 2011. Ovvero, niente è come sembra

Il questionario fantasma

Caso vuole che, per tediosissime questioni di cui non staremo a dire, il Vostro Umile Narratore avesse effettuato un cambio di residenza proprio in data 31 dicembre 2010. A partire da ottobre, dunque, il suddetto prende ad attendere fiducioso l'arrivo dei rilevatori i quali, come gli viene più volte confermato dal servizio assistenza telefonico, si sarebbero premurati di consegnare il questionario brevi manu, risparmiando così al Vostro la fatica del ritiro nel centro di competenza, nonché – quel che più importa – il pagamento di un'ammenda di oltre 2000 euro comminata per la (eventuale) mancata compilazione del censimento.

Manco a dirlo, del questionario neanche l'ombra!

In compenso, nel novembre del 2011 si materializza, nella cassetta postale del V.U.N., l'incartamento destinato a suo padre il quale, tuttavia, nei primi giorni dello stesso anno aveva spostato la propria residenza altrove. Perché il suo questionario arrivava lì? Non doveva lui rientrare nel gruppo dei cittadini che avrebbero ricevuto il questionario in seconda battuta? Poco importa: il Vostro si premura di consegnare subitaneamente il papiello al genitore, sì da non farlo incorrere nella gravosa ammenda pecuniaria.

Novembre, dicembre, gennaio… i mesi si susseguono freddi e piovosi, ma del fantomatico modulo del V.U.N. nessuna traccia. Né mancano le rassicurazioni da parte degli addetti al servizio assistenza, che in coro confermano: "non si preoccupi, il questionario le sarà consegnato quanto prima dai nostri rilevatori entro i termini previsti dall'Istat".

All'Umile Narratore, dunque, non resta che sedersi e attendere con placida fiducia. Ignaro della catastrofe digitale che sta per consumarsi "dietro le sue spallucce dormienti".

La materia impalpabile

In data 27 febbraio, ovvero a due giorni dalla fatidica scadenza, il Vostro Umile Narratore si convince infine che il questionario non gli sarà mai recapitato, e decide quindi di recarsi al centro di raccolta e smistamento competente per il suo Municipio, allo scopo di ritirarlo-compilarlo-consegnarlo seduta stante. Il centro di raccolta, ça va sans dire, si trova al confine opposto del Municipio cui afferisce: praticamente un'altra città… Ma questo è un dettaglio insulso, nel quadro della iperbolica GSI di cui state per essere testimoni, esimi ricercatori!

Mi consta precisare che, a scanso di equivoci, il Vostro Umile Narratore decide di recarsi all'ufficio per il censimento in compagnia dei propri genitori: loro, su indicazione del più volte evocato servizio assistenza, hanno già debitamente compilato il questionario online, utilizzando il codice e la password del modulo cartaceo destinato al pater familias. Con tale operazione si era quindi censita una unità familiare di 3 individui (marito, moglie, figlia) residenti nella medesima abitazione, ma il cambio di residenza incrociato fra padre e figlio (V.U.N.) poteva dare adito a confusione, per cui, meglio prevenire…

Ma le premure non contano, quando si parla di GSI. Non hanno alcun senso. Perché nell'incontro-scontro fra due mondi opposti, quello materiale e quello digitale, possono talvolta consumarsi le assurdità più inenarrabili. Perlomeno in un Paese come il nostro, dove contrasto e opposizione sono quasi sempre sinonimo di inconciliabilità.

I funzionari dell'Istat non avrebbero dovuto perdere di vista una simile, esiziale premessa… Una leggerezza intellettuale, la loro, dalle conseguenze inevitabilmente funeste.

Censimento 2011. Ovvero, niente è come sembra

Il teatro dell'assurdo

[Siamo alla resa dei conti. Da questo momento in poi gli eventi e le informazioni si succedono a una velocità incontrollabile, tanto che la prosa utilizzata fin qui sarebbe indadeguata a descriverli. Vorrete quindi perdonarmi se opererò un repentino cambio nel registro narrativo.]

Per come i fatti sono stati descritti, la situazione che si configura a questo punto è molto semplice. La si potrebbe ridurre a 2 enunciati incontestabili, dai quali ne deriverebbe un terzo altrettanto certo:

  • A) io, V.U.N., non ho mai ricevuto, quindi tantomeno compilato il mio censimento;

  • B) mio padre ha compilato il proprio online, censendo con sé sua moglie (mia madre) e sua figlia (mia sorella);

  • C) mia madre non ha compilato né riconsegnato il proprio censimento cartaceo (regolarmente ricevuto in precedenza) poiché censitasi online come componente il nucleo familiare di mio padre.

Eppure…

Eppure, all'ufficio per il censimento risulta quanto segue – e qui richiedo, esimi ricercatori, la vostra massima attenzione:

  • A = nonA) io, V.U.N. ho compilato e consegnato il censimento. Non solo, l'ho compilato online!!! (Naturalmente protesto, ma l'impiegato replica inflessibile: "se ne sarà dimenticato!").

  • B = nonB) mio padre non risulta censito. Per la precisione, spiega l'impiegato, mio padre non ha mai compilato il proprio modulo, né lo ha mai riconsegnato (né online, né brevi manu).

  • C = nonC) mia madre ha di fatto compilato e riconsegnato il proprio modello. Credete lo abbia fatto online? No, lo ha riconsegnato di persona alle poste in versione cartacea!!! Ovviamente, non contenta di ciò, ha censito anche mio padre e mia sorella come componenti il suo nucleo familiare. Qui è mia madre a protestare: il suo modello è a casa, non è mai stato compilato né ovviamente consegnato. L'impiegato è inflessibile: " anche lei, come suo figlio, se ne sarà dimenticata".

Illusione del coniglio-anatra

Illusione del coniglio-anatra

Abbiamo dunque a che fare, esimi ricercatori, con tre persone, tutte affette da problemi di memoria e/o percezione. D'altronde fanno parte dello stesso nucleo familiare: il difetto si sarà trasmesso geneticamente… Delle tre, l'una crede di aver fatto qualcosa che non ha mai fatto. Le altre due hanno completamente rimosso le azioni compiute in relazione all'evento "compilazione e consegna censimento 2011".

Conclusioni: niente è come sembra

Per l'Istat e per lo Stato italiano, forti dei dati raccolti con il 15° censimento della popolazione, esiste oggi in Roma un nucleo familiare in cui la madre è moglie di sé stessa, padre di suo marito e sorella di sua figlia. Parallelamente, sempre in Roma, nonEsiste un nonNucleo familiare (quello del Vostro Umile Narratore) nonComposto da un solo nonMembro il quale, a quanto pare, è anch'egli generato nonCreato della stessa nonMateria del padre.

Immagino sarà comunque utilissimo, per lo Stato, sapere che questo suo nonMembro, nonché Vostro Umile Narratore, si reca a lavoro coi mezzi pubblici e vive in una abitazione munita di lavabo…

Come concludere, dunque, questa Grande Storia Italiana?

Esimi Ricercatori, che dire, la soluzione probabilmente esiste, ed è molto meno poetica o onirica di quanto i fatti enunciati lascerebbero sperare. L'intrico si anniderebbe proprio nel nefasto e disastroso contatto fra due mondi, quello offline e quello online, che evidentemente in Italia non sono ancora pronti per comunicare, intrecciarsi e interagire. La sventura si abbatta su tutti coloro che, anzitempo, oseranno tentare di mettere quei mondi in contatto l'uno con l'altro!

Citando l'esimio degli esimi Giovanni Scrofani, "un giorno non lontano avremo forse dei funzionari attenti" capaci di integrare le informazioni cartacee con quelle fatte di bit.

OppureNO.

Esergo

Forse una spiegazione razionale esiste. Forse l'intricata matassa degli eventi è stata compresa e sbrogliata da qualche Superiore Intelletto.

Forse l'inghippo si nasconde in quel cambio di residenza effettuato, manco a farlo apposta, in data liminare 31 dicembre 2010.

Forse.

Ma come diceva l'esimio ricercatore Confucio, che della comunicazione fra mondi antistanti qualcosa ne sapeva, "un libro andrebbe sempre chiuso prima di averne letto l'ultima pagina".

Censimento 2011. Ovvero, niente è come sembra